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NEUROPSICOLOGIA NELL’ADULTO E NELL’ANZIANO

NEUROPSICOLOGIA NELLO SVILUPPO (BAMBINO)

terapia emdr

Psicoterapia

Neuropsicologia nell’adulto e nell’anziano

La neuropsicologia clinica è una disciplina che si occupa della relazione comportamento-cervello ed è volta alla diagnosi e riabilitazione di difficoltà cognitive e/o comportamentali insorte a seguito di patologie o danni cerebrali di varia natura (ictus, traumi cranici, sclerosi multipla, malattie dell’invecchiamento, etc.).

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Le abilità cognitive, come il linguaggio, l’attenzione, la memoria, il ragionamento, la percezione, le funzioni esecutive, vengono indagate in sede di consulenza neuropsicologica attraverso il colloquio clinico, l’osservazione e l’uso di test psicometrici standardizzati, cui può seguire o meno, in base all’esito valutativo, presa in carico riabilitativa (in caso di danno acquisito) o di stimolazione cognitiva (in caso di decadimento cognitivo).

 

Se in ambito riabilitativo l’intervento neuropsicologico mira al recupero o alla compensazione di alcune abilità perse, la stimolazione cognitiva in persona con decadimento cognitivo, o demenza, ha l’obiettivo di riattivare e potenziare le competenze residue, ricercare strategie e competenze compensative e rallentare la perdita funzionale delle abilità cognitive conservate.

All’intervento di stimolazione cognitiva, o di riabilitazione, si associa sempre una presa in cura psicologica di supporto della persona affetta dalla patologia e un intervento di accompagnamento, orientamento e sostegno alla famiglia.

 

Recenti dati di letteratura nell’ambito della psicologia dell’invecchiamento sottolineano inoltre l’importanza di intercettare, nelle fasi più iniziali di insorgenza dei disturbi cognitivi o comportamentali, l’eventuale presenza di decadimento cognitivo. L’importanza di un’intercettazione precoce è fondamentale per poter ricevere il prima possibile una diagnosi, un trattamento adeguato e un supporto alla famiglia per comprendere ed accettare la condizione di patologia e muoversi sul piano finanziario e legale.

 

Presso lo studio operano professionisti con maturata esperienza nell’ambito della psicologia dell’invecchiamento. Per maggiori informazioni o per prenotare una valutazione delle abilità cognitive

Neuropsicologia nello sviluppo (bambino)

In caso di difficoltà di attenzione, concentrazione o a scuola nell’apprendimento i genitori o le insegnanti potrebbero suggerire un percorso di approfondimento. Il neuropsicologo dello sviluppo si occupa proprio di questo, è uno psicologo esperto che lavora con i bambini e si occupa di comprendere come essi apprendono e come funzionano i processi cognitivi ad esso correlati.

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r comprendere le caratteristiche del bambino ci si avvale di test specifici al fine di indagare le diverse aree e mettere in luce i punti di forza e di miglioramento del bambino.

Le aree che vengono generalmente approfondite possono essere:

–           Competenze cognitive,

–           Attenzione,

–           Memoria,

–           Funzioni esecutive (es. organizzazione, pianificazione, problem solving, inibizione),

–           Processi visuo spaziali,

–           Apprendimenti (letto-scrittura, abilità logico matematiche, metodo di studio).

 La valutazione dunque consente di evidenziare le possibili cause della difficoltà e trovare la modalità più efficace per rinforzare la funzione.

Il percorso di valutazione richiede alcuni incontri. Il primo incontro avviene con i genitori per raccogliere le informazioni relative al bambino e alle difficoltà rilevate. Potrebbe essere chiesto di compilare dei questionari che consentono al clinico di completare la raccolta dati utile per decidere quali siano i test più appropriati da somministrare.

 I test consentono di comprendere meglio il funzionamento del bambino consentendo di elaborare piani di trattamento per rinforzare i punti di fragilità evidenziati. Talvolta, il processo diagnostico, può richiedere la collaborazione con altre figure quali il neuropsichiatra infantile, il logopedista o il terapista della neuropsicomotricità.

 

Nella fase del di valutazione al bambino, dopo una fase iniziale di conoscenza verranno sottoposte le prove che sono adatte all’età del bambino e consentono di valutare le funzioni specifiche. Questi strumenti sono affidabili poiché tarati e standardizzati.

 

Alla fine del processo diagnostico/valutativo vengono forniti suggerimenti utili rispetto al percorso più adatto da intraprendere per supportare il bambino e indicazioni utili alle insegnanti per la gestione scolastica.

 

Presso lo studio operano professionisti con maturata esperienza nell’ambito della neuropsicologia dello sviluppo. Per maggiori informazioni o per prenotare una valutazione delle abilità cognitive

Terapia EMDR

L’EMDR (dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è un trattamento psicoterapeutico scoperto nel 1989 dalla psicologa americana Francine Shapiro. Utilizzato in origine per alleviare lo stress associato ai ricordi traumatici ha ricevuto negli anni abbondanti supporti clinici coinvolgendo psicoterapeuti, ricercatori della salute mentale, neurofisiologi. 

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Oggi è considerato il trattamento evidence-based per il PTSD (Disturbo da Stress Post Traumatico), validato da più ricerche e pubblicazioni di qualunque altra psicoterapia nel campo del trauma. E’ approvato, tra gli altri, dall’American Psychological Association (1998-2002), dall’American Psychiatric Association (2004), dall’International Society for Traumatic Stress Studies (2010), dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2013 e dal nostro Ministero della salute nel 2003. Gli aspetti vincenti dell’EMDR sono la rapidità di intervento, efficacia e la possibilità di applicazione a persone di qualunque età, compresi i bambini.

EMDR e traumi

Tutti noi siamo esposti all’eventualità di sperimentare traumi psicologici. Esistono traumi che si possono definire “con la T maiuscola”: sono ferite importanti che minacciano la nostra integrità come calamità naturali, incidenti stradali, aggressioni, stupri, omicidi o suicidi di persone care, diagnosi infauste. Ma vi sono anche traumi “con la t minuscola”, esperienze che sembrano oggettivamente poco rilevanti ma che possono assumere un peso, soprattutto se ripetute nel tempo o subite in momenti di particolare vulnerabilità o nell’infanzia, imprimendosi anche in specifiche aree del cervello, come hanno dimostrato studi all’avanguardia nel campo della neurobiologia. Ciò vale sia per i traumi maggiori come per quelli minori.

Grazie alle proprie risorse la maggioranza delle persone traumatizzate riesce a recuperare un nuovo equilibrio, ma ci sono ferite che continuano a sanguinare anche a distanza di anni. Nel caso dei traumi con la T maiuscola le persone possono sviluppare il PTSD, Disturbo da Stress Post Traumatico, sperimentando “paura, senso di vulnerabilità e orrore” (come riconosciuto dal Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali DSM-V redatto dall’American Psychiatric Association). Il trauma in questi casi è sempre presente, le sensazioni sono vive, e sembra che l’evento sia successo poche ore prima, anche se risale a mesi o anni addietro. La sofferenza psicologica dei traumi “con la t minuscola” può essere di minore impatto ma ugualmente invalidante. Sensazioni di insicurezza, mancanza di autostima, colpevolizzazioni, attacchi di panico, ansie sono gli strascichi più frequenti.

Come avviene una seduta EMDR

Inizialmente lo psicoterapeuta che ha ricevuto la specifica formazione in EMDR raccoglie la storia del paziente, identificando con lui gli eventi che hanno contribuito a sviluppare il problema: attacchi di panico, ansie, fobie. Sono questi ricordi che verranno elaborati con l’EMDR. Il paziente viene invitato a notare i pensieri, le sensazioni fisiche e immagini collegati con l’esperienza traumatica, nel contempo il terapeuta gli fa compiere dei semplici movimenti oculari, o procede con stimolazioni alternate destra-sinistra. Tali stimolazioni hanno lo scopo di favorire una migliore comunicazione tra gli emisferi cerebrali e si basano su un processo neurofisiologico naturale, simile a quello che avviene nel sonno REM (fase del sonno in cui si sogna). Dopo l’EMDR il paziente ricorda ancora l’evento ma sente che tutto ciò fa parte del passato ed è integrato in una prospettiva più adulta. Dopo una o più sedute i ricordi disturbanti legati all’esperienza traumatica si modificano: i pensieri intrusivi si attutiscono o spariscono, le emozioni e sensazioni fisiche si riducono di intensità.

Psicoterapia

Il disagio psicologico è spesso un campanello d’allarme attraverso il quale mente e corpo possono comunicare che qualcosa non va.

La Psicoterapia, che è innanzitutto un percorso conoscitivo, di analisi e di sviluppo delle proprie risorse personali, dei propri schemi e meccanismi (modalità di comportarsi e relazionarsi), è il principale strumento volto alla comprensione e alla riduzione della sofferenza.

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La Psicoterapia è un processo mediato dall’ascolto, dal dialogo e dalla relazione. In questo processo il paziente è l’esperto del suo modo di sentire, dei suoi pensieri, delle sue emozioni, mentre il terapeuta, conoscitore dei processi mentali, è l’esperto dei metodi psicologici che permettono un’analisi approfondita del materiale al quale la persona fatica ad attribuire un significato. Si tratta di una modalità di lavoro cooperativo, e basata sulla sospensione del giudizio, in cui il cliente e il terapeuta lavorano insieme per raggiungere gli obiettivi condivisi tra i quali lo sviluppo individuale, favorendo l’integrazione di pensieri ed emozioni, e il miglioramento della qualità della vita attraverso una maggiore flessibilità di adattamento.

Attraverso la psicoterapia la persona potrà quindi acquisire una maggiore consapevolezza di sé e del proprio “modo di stare al mondo”, e attraverso questa maggiore conoscenza di sé sarà possibile modificare alcune modalità di comportamento o di pensiero che procurano sofferenza.

All’interno di questa cornice, vi è poi la possibilità di servirsi di molteplici “tecniche” specifiche (come ad esempio l’EMDR), che variano a seconda dell’orientamento del terapeuta e della tipologia di disagio, secondo le più recenti evidenze scientifiche.

 All’inizio del percorso terapeutico vengono stabiliti: frequenza delle sedute, costi e regole della terapia. In ogni caso non è possibile stabilire a priori la durata del trattamento: essa può variare a seconda della problematica e degli obiettivi concordati tra cliente e terapeuta al termine dei primi incontri di conoscenza.

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